La notte delle farfalle di Aimee Bender - Minimum Fax

La notte delle farfalle di Aimee Bender, Minimum Fax (2021)

 

E’ la storia di uno sguardo, quello di una bambina di otto anni, Francie, verso sua madre. Non è uno sguardo comune, di protezione, come può esserlo normalmente quello che lega una madre alla figlia. E’ uno sguardo che la cerca, la protezione nella figura materna, e che invece intercetta i segni, inequivocabili, della malattia mentale.

La mamma di Francie è disturbata mentalmente, la malattia si manifesta attraverso il repentino frullare delle dita nell’aria, la pronuncia di frasi erratiche, un tono di voce che cambia, degli occhi in caccia agitata che dragano un fondo in cerca di contesto: una svolta improvvisa e inarrestabile che Francie ha imparato a percepire prima di tutti gli altri.

Francie viene quindi portata via, cresce con gli zii una vita apparentemente sana. In realtà, a trent’anni si porta addosso l’incompiuto, domande senza risposte, soprattutto il ricordo di certi episodi della sua infanzia che potrebbero essere stati i segnali di una follia materna ereditata: può mai una farfalla disegnata su un paralume, cadere viva in un bicchiere d’acqua?

E’ questo che Francie vide, ancora bambina, la prima notte in cui venne portata via dalla madre. Durante la narrazione non viene data una risposta scientifica all’episodio, non è importante: piace invece pensare che quella farfalla viva e bevuta sia stato il grido di una bambina che tentava di aprire un contatto, un canale di comunicazione con una madre pazza, qualsiasi esso sia stato, anche la follia. La struttura della narrazione non è lineare, è costruita su continue analessi: un percorso terapeutico a ritroso, dai trent’anni di Francie che inizia a ricordare, ai suoi otto anni, saltando tra le varie tappe della crescita.

Spesso si ripetono episodi, descrivendoli in modo diverso, con nuovi dettagli e riflessioni. Molto puntuale, ossessiva quasi, la descrizione degli oggetti, soprattutto durante i dialoghi con la madre o con chi riferisce di lei, quasi che gli oggetti garantissero a Francie, con il loro potere assertivo, il suo ancoraggio a una realtà perennemente in bilico.

Buona lettura